Ci sono luoghi che si riconoscono prima ancora di arrivarci. Civita di Bagnoregio è uno di questi: un piccolo borgo arroccato in cima a uno sperone di tufo, isolato in mezzo a una valle di argille modellate dall'erosione, unito al resto del mondo solo da un lungo ponte pedonale. Da Bolsena si raggiunge in auto e si visita comodamente in giornata, ma l'impressione che lascia dura molto più a lungo.
Perché la chiamano «la città che muore»
Il soprannome non è un'esagerazione poetica. Civita sorge su una rupe di tufo vulcanico appoggiata su strati di argilla più friabili, e il terreno attorno al borgo si sgretola lentamente per effetto della pioggia, del vento e dei terremoti. Nel corso dei secoli interi pezzi dell'abitato sono franati nella valle, e il paese che vediamo oggi è ciò che resta di un centro un tempo più esteso, di origine etrusca, poi romano e medievale.
Il territorio di Bagnoregio ha dato i natali a San Bonaventura, teologo francescano del Duecento, e la memoria del santo è ancora viva nel borgo. Oggi a Civita vivono pochissimi residenti stabili, mentre i visitatori arrivano da tutto il mondo: per contribuire alla conservazione del sito il Comune applica un biglietto d'ingresso, le cui tariffe vanno verificate sui canali ufficiali prima della partenza.
Il ponte pedonale
L'unico accesso a Civita è il ponte in cemento armato, lungo circa trecento metri, che scavalca la valle e sale fino alla porta del borgo. La struttura attuale risale agli anni Sessanta del Novecento: il ponte precedente in muratura fu distrutto durante la Seconda guerra mondiale. Percorrerlo è parte integrante della visita. Si cammina sospesi sopra i calanchi, con il borgo che si avvicina a ogni passo e la valle che si apre ai lati.
L'ultimo tratto è in salita piuttosto ripida: niente di impegnativo per chi è abituato a camminare, ma è bene saperlo, soprattutto nelle ore calde o con bambini piccoli al seguito. Sul ponte possono transitare anche piccoli mezzi autorizzati, quindi conviene procedere con attenzione.
Dentro il borgo
Si entra a Civita attraverso la Porta Santa Maria, scavata nel tufo e sormontata da due leoni scolpiti che tengono tra le zampe teste umane, un simbolo legato alla storia medievale del borgo. Oltre la porta, le vie sono poche e brevi: una strada principale porta alla piazza con la chiesa di San Donato, e da lì si diramano vicoli, archi, cortili fioriti e piccoli affacci sulla valle.
Il piacere di Civita sta proprio nella sua misura raccolta. In meno di un'ora si percorre tutto, ma vale la pena rallentare: entrare nella chiesa, osservare le case in pietra con le scale esterne, raggiungere il margine del borgo dove la rupe si interrompe e lo sguardo spazia sulla valle. Al tramonto la luce accende il tufo di toni dorati, mentre nelle mattine d'autunno capita che la nebbia riempia la valle lasciando emergere solo il borgo, come un'isola.
La Valle dei Calanchi
Il paesaggio intorno a Civita è parte dello spettacolo quanto il borgo stesso. La Valle dei Calanchi è un susseguirsi di creste, solchi e pareti nude di argilla, scolpite dall'acqua in forme che cambiano lentamente nel tempo. Dal belvedere all'inizio del ponte, nella parte di Bagnoregio, si gode la vista d'insieme più celebre, con lo sperone di Civita al centro e i calanchi che lo circondano.
Chi ama camminare può esplorare alcuni sentieri della valle, ma è meglio informarsi prima sulle condizioni dei percorsi, perché il terreno argilloso cambia molto con la pioggia. Anche restando sul belvedere, però, si comprende la fragilità e la bellezza di questo luogo: un equilibrio precario tra la natura che consuma e l'uomo che cerca di conservare.
Al rientro verso il lago, la strada attraversa il paesaggio della Tuscia tra campi, uliveti e boschi. Dopo una giornata così, ritrovare la quiete di Bolsena la sera, magari con una passeggiata sul lungolago, è il modo più naturale per chiudere il cerchio.
Civita in giornata, la sera sul lago di Bolsena
Da CasaLu Bolsena si parte la mattina per Civita e si rientra la sera nel centro storico di Bolsena, in un appartamento tranquillo alle spalle della Rocca.